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Vinitaly 2011, Zardetto Spumanti: Nasce Tre Venti, il prosecco "Made in Conegliano" in Limited Edition - 14.03.2011
Novità 2011, Tre Venti: nasce il Prosecco Made in Conegliano. L’origine del nome. La collina di Ogliano è l’unica della DOCG prosecco perfettamente orientata Nord-Sud, ed è disseminata di piccoli borghi costruiti su dei cucuzzoli.
Il terreno è morenico, di giorno esposto al sole e di notte ai venti che, spezzati dalle case dei villaggi, arieggiano i vigneti da 3 direzioni diverse. Da qui l’origine del toponimo Tre Venti frequentemente presente nella zona.
Il territorio di Ogliano – L’area di Ogliano comprende la dorsale che si estende tra i fiumi Monticano e Cervada, e le altitudini sono contenute e comprese tra i 70 e i 170 m s.l.m. La fascia collinare ha un’unica direzione nord-sud con vigneti posti a est, ovest e nelle parti sommitali. Le pendenze sono sempre limitate, nell’intorno massimo del 20%. Molto nette le differenze tra le colline di Valdobbiadene e quelle di Conegliano per altezza, orientamento, ripidità dei pendii, profondità e ricchezza dello strato coltivabile. La collina di Ogliano è la prima collina dell’area della DOCG posizionata in direzione Nord-Sud. I suoli si caratterizzano per l’elevata quantità di scheletro nel profilo del suolo e per la tessitura relativamente grossolana. Ed è proprio questa disposizione geografica e geologica che le conferisce caratteristiche uniche: molto permeabili, profondi, di discreta fertilità. Bottiglie "Limited Edition" – L’uva che nasce nell’area di Ogliano è sana e molto aromatica. È proprio l’oscillazione termica che crea questa aromaticità. Il prosecco, qui coltivato da centinai d’anni, è conosciuto per le sue intriganti note speziate che non disdegnano il fruttato. Fabio Zardetto ha voluto racchiudere queste caratteristiche in uno spumante unico, creato per i palati più esigenti. Un prodotto creato esclusivamente nella versione Brut e in "Limited Edition", solo bottiglie numerate quindi, per garantire un’incontrastata unicità. Il suo prosecco vinificato in purezza, ha caratteristiche speziate che non si trovano in altri prodotti analoghi. Un omaggio al suo territorio, ricco di storia e di cultura, un cercare, o meglio ritrovare, le proprie origini.
LE ORIGINI – La Zardetto Spumanti, posizionata nelle splendide colline di Conegliano, cuore dei vigneti del famoso Prosecco, da oltre 30 anni è un’azienda leader nella produzione dello spumante. Le sue origini risalgono al 1934 quando Ernesto Zardetto, nonno di Fabio Zardetto che è oggi alla guida dell’azienda, fu premiato con la medaglia d’argento per la categoria Vini Dolci. Ernesto era sperimentatore alla Stazione Sperimentale per la Viticoltura ed Enologia. Con il Professor Tullio De Rosa mise a punto e poi costruì l’Afrometro Universale, strumento utile alla determinazione della pressione degli spumanti oltre ad un elaborato apparecchio per la determinazione della quantità di gas nelle bottiglie della birra e altre bevande gassate. Il padre di Fabio, Pino Zardetto, enologo dal 1952, per 17 anni collaborò con un’azienda di Conegliano nella produzione del Prosecco Spumante. Fece eco allora l’incontro con i minatori francesi nell’abbattimento del diaframma che li divideva dall’Italia nel traforo del Monte Bianco (50cm di differenza dividevano le due gallerie). Si brindò in territorio francese con lo Champagne e in Italia con il Prosecco Zardetto. Nel 1969 Pino inizia la produzione in proprio e fu tra i primissimi produttori di Prosecco a livello nazionale (era presente già nel 1970 nella carta dei vini dei famosi Ristoranti Giannino e Gualtiero Marchesi di Milano). Nel 1982, dopo due anni di tirocinio in Friuli, entra a far parte dell’azienda il figlio Fabio, enologo, che prende le redini dell’azienda nel 1991 e la fa crescere a livello internazionale.
FABIO ZARDETTO E LA VOCAZIONE VITIVININCOLA – Fabio Zardetto ha da sempre legato la propria produzione all’immagine di un territorio assolutamente unico per storia e tradizioni. La storia non ci aiuta a fissare una data della viticoltura collinare, ma il passaggio dalle viti selvatiche a quelle coltivate nella zona pedemontana trevigiana e in particolare delle colline che da Conegliano si estendono verso Valdobbiadene, avvenne nei primi decenni della presenza romana, oltre duemila anni or sono. Un’ampia documentazione testimonia che nel ’500 il vino dei colli di Conegliano era molto richiesto a Venezia e nelle corti d’Europa. È stato Fabio Zardetto a dare un forte impulso alla modernizzazione delle tecniche spumantistiche del prosecco, all’organizzazione della produzione e alla collaborazione con i viticultori di sua fiducia nei vigneti più vocati. Fabio ha impresso all’azienda una svolta decisiva, favorendo la specializzazione nella spumantistica e ricercando la qualità delle uve nei vigneti e nei terreni più adatti, avviando il processo di ammodernamento della sua cantina con l’obiettivo di valorizzare al massimo le produzione dei suoi differenti vini. Grazie quindi ad una moderna cantina dotata delle migliori strumentazioni d’avanguardia e forte di un team di esperti e consolidati collaboratori, Zardetto Spumanti controlla l’intero ciclo produttivo. Attento selezionatore di uve, Fabio ha costruito negli anni rapporti importanti e di lunga durata con i contadini dell’area. Sono circa 100 i viticoltori da cui si serve i cui terreni coprono un territorio di oltre 180 ettari. Una selezione avvenuta tra oltre 3000 viticoltori dell’area. Con 8 di questi ha stretto una partnership speciale che gli permette di gestire direttamente 30 ettari di vigne da cui ricava la materia prima per i suoi spumanti.

Fonte: viniesapori.net


Vini, Cantina Tollo a Vinitaly: cos’è il Giallo dei Gialli? - 10.03.2011
Qual è il mistero presentato da Cantina Tollo a Vinitaly? Venitelo a scoprire degustando i due nuovi vini Passerina e Cococciola. E venerdì alle 14.00 il colpo di scena da Guinness! Pad 11 stand G2. A Vinitaly Cantina Tollo presenta il Giallo dei Gialli. Non solo perché giallo è il colore dei due nuovi vini, Passerina e Cococciola, vitigni autoctoni la cui origine è avvolta nel mistero, ma anche perchè ai giornalisti che visiteranno lo stand sarà riservata una sorpresa ancora top secret. Il momento più atteso sarà venerdì 8 aprile alle ore 14.00 quando, in onore del "giallo", Nicola Fiasconaro, mitico pasticcere siciliano di Castelbuono, famoso in tutto il mondo per il suo panettone, presenterà una creazione da Guinness per prepararsi alla Pasqua: la Colomba Pasquale più grande del mondo! Nicola Fiasconaro è famoso non solo per la bontà dei propri prodotti ma soprattutto perché è il pasticcere scelto dalla Nasa in occasione di una missione spaziale. Il 23 ottobre 2007, infatti, i prodotti Fiasconaro sono partiti a bordo dello Shuttle Discovery! Al di là dei colpi di scena, tutti i giorni, veri protagonisti dello stand Cantina Tollo saranno i vini, Passerina e Cococciola in primis, nati dalla scelta di valorizzare varietà autoctone ancora poco conosciute e dalla volontà di offrire vini di ottima bevibilità e freschezza, eleganti e "femminili".
La Passerina
Varietà autoctona dell’Italia centro orientale, è stata spesso confusa con altre uve ma oggi ha trovato una sua precisa identità. I vigneti da cui si ottiene presentano forma di allevamento a tendone o filare ed un’età media di dieci anni. Alla vendemmia, effettuata a metà ottobre, seguono la pressatura soffice, la criomacerazione e l’affinamento in vasche di cemento. Si presenta nel bicchiere di colore giallo paglierino poco intenso, con riflessi verdi e di buona consistenza. All’olfatto il profumo è intenso, fruttato con note di pesca, albicocca e pompelmo. I sentori floreali ricordano il glicine ed il tiglio e nel tempo assume un carattere spiccatamente minerale. Al gusto è secco, di corpo, bilanciato con buona acidità e sapidità. Si abbina ad antipasti, carpacci e crudi di pesce, crostacei, primi e secondi piatti a base di pesce. Ottimo con formaggi freschi o a pasta filata.
La Cococciola
Nota anche come cacciola o cacciuola, è un vitigno antico che affonda le proprie radici in Abruzzo. Utilizzata in passato solo in uvaggio, Cantina Tollo ha deciso di vinificarla in purezza per esaltarne le caratteristiche di mineralità e freschezza. Proveniente da impianti di 25 anni con forma di allevamento a tendone e filare, alla vendemmia, effettuata a metà ottobre, seguono la pressatura soffice, la criomacerazione e l’affinamento in vasche di cemento. Si presenta di colore giallo paglierino con riflessi verdolini. Al naso spiccano il fruttato con sentori di pesca a polpa bianca e pera, fini note minerali ed eleganti nuance floreali di ginestra e gelsomino. Il gusto è fresco e sapido, di buon equilibrio e con finale ammandorlato. Si abbina perfettamente con la cucina marinara dell’Adriatico e con pietanze delicate a base di carni bianche.

Fonte: viniesapori.net


Traibo, torna il vino che arriva dagli alberi - 07.03.2011
Sarà presentato il prossimo 16 marzo dalla Cantina Novelli, Traibo, il vino frutto del recupero delle viti arcaiche del Trebbiano Spoletino. Una storia che va indietro negli anni, nel 1900, infatti, il Trebbiano Spoletino cresce sugli alberi ma solo nel 2000 rischia l’estinzione perché ritenuto un vitigno poco produttivo nella sua forma tradizionale, maritata ad acero. Nel 2003 la Cantina Novelli, grazie alla lungimiranza di Stefano Novelli, inizia il lavoro di recupero, compiuto con lo staff del Prof. Attilio Scienza. Nel 2011 il Trebbiano Spoletino diventa Doc e rinasce il suo successo. Il 16 marzo Cantina Novelli, artefice della riscoperta di parte dell’enologia umbra, celebra questo traguardo presentando l’evoluzione nel pensiero del Trebbiano Spoletino e la nuova sfida: in epoca di globalizzazione, ricreare la forma storica maritata ad acero, che implica la gestione di ogni vite come un vero e proprio albero, dove ogni operazione viene svolta manualmente. Cantina Novelli illustrerà in cosa consiste il progetto, che riporterà in produzione questa antica forma, straordinaria per il valore storico e paesaggistico. Se il progetto vigneto è ancora all’inizio, nel calice il 16 marzo sarà presentato Traibo, prodotto con le uve provenienti dal più bel vigneto maritato all’acero dell’intera valle spoletana, composto da piante prefillossere, tra gli 80 e i 100 anni, che hanno "vissuto" le due Guerre Mondiali. L’uva prodotta da queste piante straordinarie, veri e propri alberi, ha caratteristiche speciali. Anzitutto perché, per selezione naturale, sono sopravvissuti solo i ceppi migliori, che oggi possiedono apparati radicali profondi, che rendono la pianta meno soggetta alle oscillazioni climatiche. Inoltre, a 3 metri di altezza dal suolo, le uve si trovano in condizioni ottimali, ben esposte ai raggi solari e protette dall’umidità del terreno. Questo permette di condurre le uve a perfetta maturazione, vendemmiando alla fine di novembre, ai primi segni di appassimento, ancora in perfetto stato di sanità. Traibo Con Traibo Cantina Novelli completa la gamma del Trebbiano Spoletino, che annovera la versione tradizionale e lo spumante metodo classico. Tutte e tre le versioni saranno presentate in degustazione. Alla vendemmia delle uve, a fine novembre segue, in cantina, la pressatura e poi la fermentazione, che avviene in legno, in botti di acacia della capacità di 500 l. In botti di rovere avviene l’elevagé a contatto con le fecce fini.

Fonte: spindle.it


Morellino di Scansano Docg: l’outsider - 04.03.2011
È l’ultima, in ordine di tempo, Docg a base Sangiovese. Un giusto riconoscimento per un vino che, per molto tempo, è stato considerato come la scelta economica per chi, al ristorante, voleva accompagnare una buona fiorentina con un buon vino, ma senza spendere troppo. Anche in questo caso si parla di Sangiovese, ma da queste parti prende il nome di Morellino. Un nome accattivante che, intelligentemente, è stato esteso anche al vino. Può sembrare una banalità, ma la notorietà di un vino si gioca anche su questo piano. Come per il Brunello e l’Amarone (giusto per scomodare due "pesi massimi" dell’enologia italiana), anche il nome Morellino è facile da ricordare, ha un bel suono che acquisisce quella particolare e piacevole tonalità se pronunciato da un anglofono. In più, il Morellino ha un territorio tutto da visitare e scoprire. Oltre al fascino di Scansano, a pochi chilometri c’è l’incantevole Pitigliano, famosa per i suoi vini bianchi, e, più in là, Saturnia, famosa per la sua acqua termale. Ma torniamo al vino. Un vino prodotto per almeno l’85% con Sangiovese e con altri vitigni a bacca nera non aromatici (massimo 15%). Presenta un grado alcolico minimo di 12,5% (13% per la Riserva). La Riserva, prima di essere messa sul mercato, deve affinare in cantina per almeno due anni (dei quali uno in botte). Il Morellino, come ben suggerisce il suo nome, è un vino alquanto informale. Un vino che si accompagna a piatti semplici, molti dei quali di consumo quotidiano, come carni alla griglia, tagliata di manzo e formaggi mediamente stagionati. Si apprezza bene se consumato entro 3 – 5 anni dalla vendemmia. In una cantina "ideale" il Morellino di Scansano va posto sugli scaffali più vicini all’ingresso, in una posizione comoda, per essere preso e consumato quasi quotidianamente. Nel bicchiere, la presenza del Sangiovese si riconosce per il suo inconfondibile colore: rosso rubino che tende al granato con il passare del tempo. Al naso, i vini giovani presentano una certa vinosità. In bocca, si distingue per una presenza dei tannini più marcata rispetto agli altri "cugini" toscani. Il Morellino di Scansano non è infatti un vino "facile" che si apprezza al primo sorso. Per questo motivo, in molti prediligono il Morellino Riserva, dove il più lungo invecchiamento in botte consente di addolcire la parte tannica di questo vino.
Aziende: Azienda Le Pupille, Moris.

Fonte: luxgallery.it


Eccellenze del Sud Cinque nuove doc per i vini materani - 28.02.2011
Si allarga la famiglia dei vini Matera doc. Un segnale importante in un momento di crisi, malgrado la produzione locale sia comunque in leggera crescita. Il Ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali ha approvato le modifiche e le integrazioni al disciplinare di produzione proposte dal Consorzio di tutela Matera doc, insieme con il Dipartimento Agricoltura della Regione, per cinque tipologie di vini. La denominazione di origine controllata è stata riconosciuta a Matera Primitivo Passito, Matera Rosato, Matera Moro Riserva, Matera Bianco Passito e Matera Spumante Rosè. Diventano in tutto undici le tipologie di vini doc di cui la provincia adesso può fregiarsi. Le new entry, che i consumatori avranno a disposizione dalla prossima annata, si aggiungono a Matera Bianco, Matera Greco, Matera Moro, Matera Rosso e Spumante. "È un sintomo della duttilità e della qualità del nostro territorio e delle nostre produzioni, che adesso possono affrontare meglio il mercato, per essere più competitive. Ora i nostri vini doc possono accompagnare tutti i piatti del menù, dall’antipasto al dolce", spiega Francesco Battifarano, 34 anni, presidente del Consorzio di tutela, titolare di un’azienda che ha secoli di storia ed è stata la prima a fregiarsi del marchio doc con l’etichetta di "Greco Le Paglie". La decisione ministeriale, al di là di quello che si potrebbe immaginare leggendo di modifiche e integrazioni al disciplinare di produzione, non è stata una semplice formalità burocratica. "Un vino diventa doc quando c’è una tradizione enologica e un valore intrinseco del territorio che devono essere dimostrati scientificamente. Nel nostro caso dietro questo successo c’è un anno e mezzo di lavoro che abbiamo svolto insieme alla Regione. Importante è stato anche il ruolo della Camera di commercio materana attraverso il lavoro svolto dalle commissioni degustazione", sottolinea Battifarano. "Quando nel 2005 abbiamo ottenuto la prima doc sul primitivo, al termine di un processo durato cinque anni, ci siamo dovuti guardare dagli strali dei produttori di Manduria – continua – che volevano difendere l’unicità del primitivo pugliese. Oggi abbiamo la doc anche per il primitivo passito e per un rosato e uno spumante rosè metodo classico da primitivo. In altre parole, abbiamo completato la gamma di questa tipologia di vino". Tra i produttori, che da questo traguardo si attendono un’ulteriore spinta sul piano commerciale, può andare orgoglioso Michele Dragone, per l’esclusività del suo spumante rosè “"Ergo Sum" ottenute da uve primitivo. Esprime soddisfazione anche Rocco Graziadei, 55 anni, titolare dell’azienda Cardillo produttrice del “"alandrina”", Matera Moro doc, un primitivo che si è guadagnato riconoscimenti a non finire, dai «"quattro grappoli" del DuemilaVini, la "bibbia" dei sommelier, ai titoli del Bibenda e del Gambero Rosso, oltre ad una segnalazione al Vinitaly come new entry. "In un mercato dove arrivano una miriade di prodotti – dice Graziadei – avere una doc, addirittura ora in Riserva, è un risultato di prestigio".

Fonte: lagazzettadelmezzogiorno.it


La "Dama nera" del Conte de Quirra - 24.02.2011
Conte de Quirra, una cantina nata dall’incontro fra l’antica nobiltà del Sarrabus e un intraprendente imprenditore lombardo, Paolo Mazzotti, di Brescia, giunto in Sardegna nei primi anni Cinquanta per allevare vacche da latte. Abbagliato dalla bellezza dei luoghi, si è fermato a Muravera, dove ha fondato alcune aziende agricole. Il conte di Quirra, storica figura dominante nella zona, era invece Berengario Carroz, che nel 1349 aveva ricevuto dal re di Spagna un castello e il titolo di Governatore del Capo di Cagliari, come ricompensa per averlo aiutato nella conquista della Sardegna. Dopo il successo raggiunto nell’allevamento e coltivando cereali, Mazzotti si è dedicato anche alla viticoltura, producendo uve di Cannonau, Sangiovese, Nuragus e Vermentino che conferiva alla Cantina sociale di Castiadas. Nel 1986 il figlio Andrea, 50 anni, veterinario, ha deciso di mettere tutto quel ben di dio in bottiglia e ha fondato la cantina Conte de Quirra. Nell’archivio di Stato di Barcellona ha trovato anche lo stemma della famiglia, diventato il simbolo dell’azienda: due leoni rampanti in campo argento con i colori della Spagna: giallo e rosso. Ai vini ha dato nomi che richiamano la nobile famiglia. Quello cui tiene di più si chiama "Dama nera", dedicato a un personaggio circondato da un’intrigante leggenda. Pare che Berengario Carroz avesse una figlia, Jolanda, avuta da una donna rimasta sconosciuta. Andrea Mazzotti racconta del ritrovamento di un brogliaccio, scritto dal comandante delle guardie di Berengario, in cui si parla di una misteriosa dama nera che, al calar della sera, aveva diritto di accesso al castello scortata da tre guardie. La signora, forse di umili origini, potrebbe essere la madre di Jolanda. A lei Andrea Mazzotti ha voluto dedicare il suo vino più prestigioso: Dama nera superiore, Vermentino Doc in purezza. Si ottiene dalla vendemmia tardiva di uve raccolte con la massima cura e sottoposte a pressatura soffice. Il risultato è un bianco di prestigio dal profumo delicatamente fruttato e dall’ampio e persistente bouquet. Il colore, giallo paglierino con riflessi verdognoli, il sapore fresco e armonioso. Alcol, 12 gradi. Il produttore consiglia di consumarlo nell’anno successivo alla vendemmia, abbinandolo ad antipasti di mare, caviale, crostacei, pesce e carni bianche.
Azienda agricola Conte de Quirra via Roma 2 09043 Muravera
Tel. 070-9930516
www.contedequirra.com

Fonte: unionesarda.it


Di Riva in Riva…il Conegliano Valdobbiadene si svela a Vinitaly - 22.02.2011
A Vinitaly il Conegliano Valdobbiadene presenterà il Prosecco Superiore fatto "in Riva". In occasione della fiera, quest’anno il Consorzio infatti si presenterà con lo slogan "Prosecco Superiore per naturale inclinazione" e proporrà un viaggio di Riva in Riva attraverso le colline di Conegliano Valdobbiadene. La Riva, concetto che identifica le microzone, comuni e frazioni che caratterizzano il territorio storico di produzione, diventerà così l’ideale chiave d’accesso all’affascinante mondo del Conegliano Valdobbiadene, fil rouge che guiderà i visitatori dello stand alla scoperta delle differenze del Prosecco Superiore. Riva, nel dialetto locale, indica la collina alta, la più difficile da coltivare ma anche la più qualitativa. La tipologia Rive, riservata allo spumante e introdotta con la Docg Conegliano Valdobbiadene, si affianca al brut, extra dry, dry e Cartizze. "Oggi che la nuova identità delle bollicine più apprezzate d’Italia è ormai conosciuta, è tempo di offrire agli operatori del settore e alla stampa l’opportunità di scoprire le molte sfumature di un territorio straordinario, inserito nelle Tentative List Patrimoni Unesco lo scorso autunno." – Afferma Giancarlo Vettorello, Direttore del Consorzio di Tutela Conegliano Valdobbiadene. Presso lo stand del Consorzio, al padiglione 7b i3 i4, le Rive si mostreranno attraverso un percorso multisensoriale che a partire dalla degustazione coinvolgerà la vista, l’olfatto, il gusto e permetterà anche di "toccare con mano la terra". Per tutta la durata della fiera infatti si avrà la possibilità di scoprire le Rive, attraverso le degustazioni curate dal La.Vi.Pe – Laboratorio Viticolo Permanente del Consorzio e ci si potrà immergere nel mondo del Conegliano Valdobbiadene, con la sua diversità di terreni, dai ferretti rossi, alla silice, dal suolo calcareo a quello argilloso. La terra delle colline candidate a Patrimonio Unesco si presenta in fiera quindi attraverso una composizione multicolore, una varietà di terreni e microclima confermata anche dalla ricerca. Proprio a Vinitaly, venerdì 8 aprile alle 11 sarà presentato il libro I terroir della denominazione Conegliano Valdobbiadene – studio sulle origini della qualità. Il volume, frutto dello studio di zonazione coordinato da Diego Tomasi, ricercatore dell’Ente Cra di Conegliano, è stato sostenuto dal Consorzio di Tutela. A questa presentazione si aggiungerà poi un fitto calendario di appuntamenti, che si svolgeranno all’interno della sala degustazione allestita presso lo stand del Consorzio, un laboratorio didattico e fucina di eventi, nato per ospitare incontri di approfondimento sulla nostra denominazione. Come negli scorsi anni, presso lo stand sarà inoltre possibile degustare oltre 200 spumanti della Docg, in rappresentanza delle grandi case spumantistiche e delle cantine più piccole del nostro territorio e si potranno poi incontrare, nell’area riservata alle aziende, un nutrito gruppo di produttori, di aree diverse. Vinitaly sarà anche l’occasione per presentare Vino in Villa, Festival Internazionale del Prosecco Superiore, in programma dal 21 al 23 maggio al Castello di San Salvatore a Susegana (TV). Tema dell’anno sarà “Fatto a Mano” (www.prosecco.it/vinoinvilla).
Per informazioni: Consorzio per la Tutela del Prosecco di Conegliano Valdobbiadene
Tel. +39 347 8989027 – www.prosecco.it – info@prosecco.it
Ufficio Stampa: Gheusis Srl – tel. 0422 928954 – Email: info@gheusis.com
Vinitaly Pad 7 b i3 – i 4

Fonte: prosecco.it


Il Brunello di Montalcino è un vino da cinque stelle, parola di esperti - 21.02.2011
Il Brunello di Montalcino è un vino da “cinque stelle”. E’ quanto emerge da Benvenuto Brunello, evento in corso in questi giorni a Montalcino, dove i maggiori esperti mondiali del settore si sono dati appuntamento per degustare il 2006 e la doc Rosso di Montalcino 2009. Le impressioni della vigilia, che anticipavano per il 2006 un giudizio eccezionale, sono state, dunque, confermate. Ma non solo. La commissione di esperti ha valutato i campioni di vino, assegnando le cinque stelle al Brunello 2010, un’annata che si preavvisa straordinaria. L’enologo Vittorio Fiore, ha confermato che "i vini ottenuti in questa vendemmia manifestano caratteristiche straordinarie per il Sangiovese, confermando le previsioni dello scorso ottobre del presidente del Consorzio Ezio Rivella, il quale prevedeva una delle più grandi vendemmie di sempre". Negli ultimi dieci anni, il Brunello ha avuto quattro annate eccellenti e quattro a quattro stelle e solo due vendemmie deludenti. Il Presidente del Consorzio del Vino Brunello di Montalcino, Ezio Rivella, ha sottolineato che "la crescita qualitativa dei produttori è evidente sia per quanto riguarda la parte in vigna sia per quella in cantina. I giudizio sul 2006 e soprattutto sul 2010 sono un riconoscimento a tutto il movimento dei produttori che stanno tutti lavorando per rafforzare e migliorare la qualità del vino a livello internazionale. Un segnale molto forte per il mercato che secondo le nostre previsioni nel 2011 dovrebbe confermare una ulteriore crescita".

Fonte: toscananews24.it


Come si produce il vino di qualità? - 16.02.2011
La rivoluzione del Brunello è stata rinviata. Che cos’è il disciplinare di produzione?
E’ il complesso delle nome che regolano la produzione di un certo vino. Vi sono indicati il nome ufficiale da mettere in etichetta, le varietà dei vitigni ammessi e la loro eventuale percentuale massima, la zona di produzione delimitata Comune per Comune, il tempo minimo di invecchiamento nelle varie fasi, dalla botte alla bottiglia, le forme di allevamento della vite, l’esposizione dei vigneti, la resa per ettaro, a volte anche la zona di imbottigliamento obbligatoria, oltre naturalmente alla gradazione alcolica e le altre indicazioni organolettiche.
Le sigle sulle etichette che cosa vogliono dire?
Doc è la più diffusa e sta per Denominazione di origine controllata. Le prime Doc risalgano alla metà degli Anni Sessanta. Il senatore piemontese Paolo Desana ne fu il «padre» legislativo. Oggi sono oltre 400 in tutt’Italia con un migliaio di ulteriori menzioni e sottozone geografiche. A queste si sono aggiunte, dall’inizio degli Anni Ottanta le Docg: Denominazioni di origine controllata e garantita, con un livello di controllo superiore, compresa la fascetta della Zecca di Stato con numero di serie alfanumerico bottiglia per bottiglia. In alcune regioni sono state adottate anche le Igt (Indicazioni geografiche tipiche) per i vini di territori più vasti. Il tutto è controllato da un Comitato nazionale istituito in seno al ministero dell’Agricoltura presieduto dal novarese Giuseppe Martelli, di Assoenologi.
Le nuove norme europee hanno introdotto la Dop. Che cos’è?
Dal 2009 c’è stata un’evoluzione verso la nuova sigla Dop destinata a soppiantare le altre. Significa «Denominazione di origine protetta», mette al centro il territorio di nascita del vino ed è estesa con gli stessi criteri di qualità e tutela delle tipicità anche ad altri prodotti come formaggi, salumi, oli, frutta, verdure. Proprio ieri con il riconoscimento del formaggio siciliano «Piacentinu Ennese» si è arrivati ai primi mille Dop con la nuova tutela europea. L’Italia ne può vantare 211.
Che cosa significa vino in purezza?
In molti disciplinari di produzione si prevede che un vino sia ottenuto dalle uve di un solo vitigno o da specifiche varietà di uno stesso vitigno. Gli esempi più famosi e storici sono il Barolo e il Barbaresco in Piemonte «figli» delle uve nebbiolo della sottovarietà Michet, Lampia e Rosè. Il Brunello di Montalcino deve invece essere ottenuto solo con uve sangiovese.
Dalle stesse uve si possono ottenere però anche altri vini?
Sì, ma in territori o con modalità diverse. Il vitigno nebbiolo nel Nord Piemonte fa nascere anche altri vini famosi come Gattinara, Carema, Bramaterra, Ghemme, Boca e nella lombarda Valtellina è alla base di quella viticoltura di montagna. Tra i più importanti figli del sangiovese c’è anche il Chianti che però può essere ottenuto nelle varie zone anche con aggiunta in percentuali minori di uve canaiolo nero, trebbiano toscano o malvasia bianca. A Montalcino proprio in questi giorni si doveva decidere se dare al fratello minore del Brunello, il Rosso di Montalcino la possibilità di darsi un taglio più «internazionale».
E’ la controversa lotta tra vitigni autoctoni e mondali?
La vitivinicoltura mondiale è dominata dal poker d’assi della scuola francese: cabernet, merlot, chardonnay e pinot. Però l’eccessiva omologazione di questi vitigni ha visto negli ultimi anni la forte riscossa dei cosiddetti autoctoni, varietà che non hanno diffusioni mondiali e rappresentano meglio la storia dei territori d’origine. Gli esempi non mancano: dalla barbera piemontese al tempranillo della spagnola Rioja.
Il mondo del vino è in evoluzione, che sta succedendo?
L’intera produzione mondiale è in crescita e ha superato i 300 milioni di ettolitri. E’ stato calcolato che l’anno scorso si siano stappate 32 miliardi di bottiglie di vino, spumanti compresi, ovvero poco più di 5 bottiglie a testa per ogni essere umano.
L’Italia è il primo Paese produttore al mondo?
Contende il primato alla Francia con una produzione media attorno ai 45 milioni di ettolitri. Il duo di testa è seguito dalla Spagna e stanno crescendo anche gli Stati Uniti, che sono anche diventati il primo Paese importatore e l’Italia ha il primato dell’export.
Tra i Paesi consumatori stanno crescendo anche Russia e Cina?
Sì e con la forza dei grandi numeri. In Russia il vino è diventato status symbol rispetto a vodka e altri superalcolici, consumati dalle classi più popolari. La Cina sta aumentano le importazioni e soprattutto accoglie investimenti stranieri (anche italiani) per la messa a dimora di nuove vigne.

Fonte: lastampa.it


Vini ad arte 2011 - 15.02.2011
Il 20 e 21 febbraio, presso il Museo internazionale delle Ceramiche di Faenza, sarà possibile degustare le migliori Riserve di Sangiovese di Romagna e ammirare opere d’arte. Degustare le migliori Riserve di Sangiovese di Romagna e ammirare un’opera d’arte: sarà possibile il prossimo 20 e 21 febbraio presso il Museo Internazionale delle Ceramiche di Faenza, nell’ambito di Vini ad Arte, che, nel 2011, può contare sulle competenze e sulle risorse del Convito di Romagna, dell’Enoteca regionale, del Consorzio vini di Romagna e sul supporto della Camera di commercio di Ravenna. Nato da un’idea del Convito di Romagna, di anno in anno Vini ad arte si è caratterizzato come presentazione dei capolavori dell’enologia romagnola, quei Sangiovese figli delle stesse argille da cui nascono le ceramiche Faentine, famose in tutto il mondo. Il 2011 segna per Vini ad arte la svolta da evento di qualità a evento principale dedicato al più noto vino romagnolo: gli 8 produttori del Convito hanno infatti voluto condividere il marchio e la reputazione della manifestazione, con Enoteca regionale Emilia Romagna e Consorzio vini di Romagna, con lo scopo comune di farne l’evento di riferimento internazionale per il Sangiovese di Romagna. L’evento sarà anzitutto dedicato all’anteprima della nuova annata del Sangiovese di Romagna Riserva, che si presenterà a giornalisti, buyer, operatori e pubblico, inserendosi a chiusura delle anteprime Toscane quale completamento della presentazione dei migliori terroir del sangiovese. Diverrà anche l’occasione per visitare lo straordinario Museo internazionale delle ceramiche di Faenza, ora in fase di riconoscimento a Patrimonio Unesco, che per due giorni si trasformerà in uno straordinario luogo di degustazione. E per sviluppare al meglio il binomio vino e arte, per la prima volta l’evento non si promuoverà solo nei canali tradizionali ma farà il suo ingresso anche nei principali musei e gallerie d’arte dell’Emilia Romagna. La manifestazione si articolerà in due giorni, la domenica aperta al pubblico e il lunedì riservato a operatori del settore e giornalisti. Grande protagonista sarà il Sangiovese di Romagna riserva, ma non mancheranno la possibilità di degustarlo anche nelle altre versioni Base e Superiore, l’Albana di Romagna, prima Docg bianca d’Italia, e vini frutto del recupero di varietà locali come l’Uva Longanesi o il Centesimino. Tutti i vini saranno raccontati dalle aziende, presenti in prima persona. Per i giornalisti la sala riservata permetterà di degustare in un ambiente professionale tutte le etichette di Sangiovese Riserva presenti alla manifestazione, con adeguata tranquillità e l’assistenza di sommelier specializzati. Durante la manifestazione, accanto ai vini, sarà possibile assaggiare alcune eccellenze del territorio e alcune espressioni della più alta tradizione culinaria locale, a rimarcare l’indissolubile valore di una proposta territoriale integrata che si proponga come vero e proprio life-style. Accanto alla possibilità di degustare i molti vini presenti, i visitatori potranno inoltre partecipare alle visite guidate del museo, che ospita nei suoi ampi spazi espositivi, a fianco delle opere della produzione italiana ed europea dal Medioevo all’Ottocento, importanti sezioni dedicate all’America precolombiana, alla Grecia classica, all’età romana, al vicino e medio Oriente e alla ceramica islamica.

Fonte: aiol.it


Strada del Barolo e Consorzio "I Vini del Piemonte" insieme alla conquista dell’Europa - 15.02.2011
Il Barolo % Friends Event si svolgerà quest’anno in Svizzera, Belgio e Danimarca. I vini e le eccellenze agroalimentari piemontesi saranno anche presenti in tre eventi a Lugano, Vienna e Monaco di Baviera. Sono aperte le iscrizioni all’evento di Zurigo. Saranno tre i Barolo & Friends Event del 2011. Un ritorno a Copenhagen e Bruxelles dopo il successo delle edizioni 2009 e 2010 e l’esordio in Svizzera a Zurigo. Ma la Strada del Barolo e grandi vini di Langa e il Consorzio "I Vini del Piemonte" saranno anche presenti a Monaco di Baviera, Vienna e a Lugano, in occasione di due eventi di presentazione delle eccellenze turistiche e gastronomiche italiane e piemontesi. Si parte il 6 e 7 maggio, con la terza edizione del Barolo % Friends Event a Copenhagen, in Danimarca. Un mese dopo, il 6 giugno, il Barolo % Friends sarà a Zurigo, per la sua prima edizione in Svizzera (iscrizioni già aperte, da effettuare entro il 21 febbraio). Nell’autunno, 8-9 ottobre, la Strada del Barolo e grandi vini di Langa e il Consorzio " I Vini del Piemonte" saranno a Monaco di Baviera, in Germania, e il 3-4 dicembre a Vienna, in entrambe le occasioni per "Visit Italy" , evento di presentazione delle eccellenze turistiche ed enogastronomiche italiane rivolto al pubblico e con un convegno di approfondimento sull’enogastronomia per operatori del settore. La Strada e il Consorzio gestiranno " Casa Piemonte" , dove saranno presentati i vini, l’enogastronomia e il turismo piemontese. A fine mese, dal 29 ottobre al 1 novembre, si torna in Svizzera, a Lugano, per il Salone internazionale svizzero delle vacanze, con incontri sia con gli operatori del settore sia con il pubblico di enoappassionati, promozione turistica del Piemonte e dei vini e delle specialità gastronomiche piemontesi. A metà novembre, Strada e Consorzio saranno a Bruxelles per la seconda edizione del Barolo % Friends Event nella capitale del Belgio. In Svizzera, a Zurigo, il 6 giugno il Barolo % Friends Event si svolgerà nella prestigiosa sede della Kongress Haus, nel cuore della città e come ormai è formula consolidata del Barolo & Friends, l’evento sarà articolato in due momenti distinti. Il primo sarà rivolto al trade, pubblico di soli accreditati, con incontri tra produttori e importatori, degustazioni e seminari sui vini e le eccellenze agroalimentari piemontesi per operatori del settore, ristoratori, titolari di enoteche, commercianti, sommelier e giornalisti. Sarà allestito un corner dedicato ai prodotti specifici, alle enoteche, ai consorzi e alle strade del vino piemontesi, seminari sui vini DOC e DOCG, sui formaggi DOP e sui cibi piemontesi e i loro abbinamenti ai vini. Nel tardo pomeriggio-sera l’evento si aprirà al pubblico di appassionati, a pagamento, che potranno conoscere e degustare le eccellenze enogastronomiche del Piemonte, attraverso tavoli di degustazione di vini e prodotti agroalimentari e uno show coking in collaborazione con uno dei più conosciuti e importati chef della Svizzera con la preparazione di piatti della tradizione regionale piemontese. Un concorso a premi metterà in palio viaggi in Langa e vini piemontesi. Per informazioni e adesioni all’evento di Zurigo del 6 giugno: tel. 0173-787166, email: info@stradadelbarolo.it Sul sito internet www.baroloevent.com è scaricabile il programma dell’evento e il modulo di iscrizione. I posti sono limitati. Iscrizioni entro il 21 febbraio 2011. Il Consorzio "I vini del Piemonte" nasce per iniziativa dell’Associazione "Strada del Barolo e grandi vini di Langa", con il pieno sostegno delle altre Strade del vino piemontesi, dalla volontà dei produttori di vino a denominazione di origine del Piemonte e delle associazioni e i consorzi di produttori e dalle loro reali esigenze di consolidare quote di mercato e conquistarne di nuove in Italia e all’estero. Il Consorzio mette insieme aziende a conduzione familiare con grandi gruppi, come quelli del Consorzio Alta Langa Metodo Classico, entrato a fare parte del Consorzio I Vini del Piemonte forte di nomi come Fontanafredda e Fratelli Gancia. Il Consozio parte da Langhe e Roero ma ha la ferma volontà di coinvolgere altre importanti realtà vitivinicole regionali, dall’alessandrino all’astigiano, dal novarese a tutto il nord del Piemonte. "L’obiettivo è quello di coinvolgere nel Consorzio tutti i territorio vitivinicoli del Piemonte – ha detto il presidente Mauro Daniele – per promuovere e rafforzare l’immagine complessiva dei vini doc e docg della regione. Attraverso questa sinergia e l’offerta variegata che possiamo offrire con i vini del Piemonte, siamo convinti di poter partire a consolidare mercati dove siamo presenti e conquistare nuovi scenari commerciali, come possono essere quelli del Sud Est asiatico, della Cina e del Giappone". Il CdA del Consozio "I Vini del Piemonte" è composto dal Presidente Mauro Daniele (Le Strette – Novello), dal vicepresidente Andrea Faccio (Villa Giada – Canelli), Lamberto Vallarino Gancia (Cantine Gancia e Consorzio Tutela Alta Langa Metodo Classico – Isola d’Asti), Lorenzo Olivero (Mario Olivero – Roddi), Nicola Argamante (Podere Ruggeri Corsini – Monforte d’Alba), Fiorella Sacchetto (Bric Cenciurio – Barolo), Mariella Conterno (Cadia – Roddi).

Fonte: grandain.com



Norimberga: Apre BioFach 2011 con il vino biologico: MUNDUSvini secondo Premio Internazionale - 15.02.2011
Il 16 February 2011, giorno di apertura di BioFach, presentazione dei vincitori in gara tra i 555 vini biologici. Stiamo partendo per BioFach. Non ci siamo mai stati ma andiamo a vedere con i mostri occhi ed a parlare con i protagonisti del Bio internazionali per conoscere meglio questo mondo che pare sia in espansione, ma anche qui i problemi non mancano. Lo sanno bene gli attori del Bio (produttori, distributori ed addetti ai lavori) e lo sanno bene anche le fiere. La più importante in Italia è ancora SANA a Bologna, che da quest’anno ha deciso di optare rigorosamente per il BtoB ma altre realtà si stanno facendo avanti, senza contare la miriadi di eventi territoriali. Il primo giorno ci occuperemo di vino. Il vino Biologico lo troveremo nel padiglione 4A presso Organic World Trade Fair di Norimberga dal 16-19 February dove ci saranno anche i vincitori del Premio BioFach MUNDUSvino. A BioFach e Vivaness ci sono circa 2.500 espositori nell’edizione 2011. Christoph Meininger, Amministratore Delegato di MUNDUSvini e Meininger Verlag, e Alexander Stein, responsabile del settore vino nel team BioFach, ha accolto 42 esperti internazionali di vino al 2 MUNDUSvini BioFach Premio internazionale del vino biologico, l’8 ed il 9 December 2010. Dopo l’avvio positivo del primo concorso avviato congiuntamente da MUNDUSvini BioFach nel 2009, gli organizzatori sono rimasti soddisfatti. Sono 555 i vini provenienti da agricoltura biologica che sono stati iscritti dai produttori e dagli importatori. Tra questi vini i principali paesi produttori come l’Italia (148), Spagna (120) e Germania (105), e da piccoli paesi come l’Algeria (1) e l’Olanda (4). Più della metà sono vini rossi (336) e 171 i vini bianchi, di cui 74 sono della Germania, il Paese ospite. I 42 membri della giuria sono giornalisti esperti di vino provenienti da Lussemburgo, Giappone, Grecia, Stati Uniti e Israele, e viticoltori, commercianti di vino, importatori ed enologi. La presentazione ufficiale dei premi sarà al BioFach di Norimberga il 16 febbraio 2011. Contatto per la stampa e media: NürnbergMesse MUNDUSvini Barbara Bock, Ellen Schönrock Berit Rascher Tel. +49 (0) 9 11 86 06-83 28 Tel. +49 (0) 63 21 89 08-19 10 Fax +49 (0) 9 11 86 06-82 56 Fax +49 (0) 63 21 89 08-84 ellen.rascher schoenrock@meininger.de @ nuernbergmesse.de Ellen Rascher Schönrock Berit

Fonte: Newsfood.com



Vino come spezia, scoperti 4 vitigni con lo stesso aroma del pepe - 15.02.2011
Identificato il rotundone nei vini Vespolina, Schioppettino, Grüner Veltliner e Groppello. Un team di ricercatori dell’Istituto Agrario di San Michele all’Adige ha scoperto che in alcuni vini è presente il principale aroma del pepe nero: il rotundone. Il composto, che si trova in buone quantità anche in alcune spezie, quali rosmarino e maggiorana, è stato identificato in concentrazioni elevatissime nei vini Vespolina, Schioppettino e Grüner Veltliner, come riportato questo mese sulla prestigiosa rivista internazionale "Rapid Communications in Mass Spectrometry", ma da ricerche in corso risulta presente in modo consistente anche nel Groppello di Revò. Il gruppo di ricerca, coordinato da Fulvio Mattivi in collaborazione con gli scienziati Daniele Nanni dell’ Università di Bologna e Leonardo Valenti dell’Università di Milano, ha sintetizzato il rotundone in laboratorio e messo a punto un metodo rapido e accurato per il suo dosaggio nei vini. Un risultato utile per comprendere il ruolo e gestire la presenza nel vino di un composto di straordinaria importanza sensoriale. "La molecola è stata individuata due anni fa da un team di ricercatori australiani nel vino Syrah -spiega Fulvio Mattivi, responsabile del Dipartimento Qualità Alimentare e Nutrizione del Centro ricerca e innovazione-, dove determina appunto la tipica nota speziata di pepe. I risultati preliminari di una larga indagine tutt’ora in corso su vini italiani, austriaci e spagnoli supportano l’idea che il rotundone sia un componente semi-ubiquitario dell’aroma del vino, e che un numero consistente di vitigni autoctoni ed antichi, tra i quali il Groppello di Revò in Trentino che risulta essere uno dei maggiormente speziati, sono caratterizzati dalla presenza di questo aroma a concentrazioni di forte impatto sensoriale". Nei vini Schioppettino e Vespolina sono state trovate concentrazioni di rotundone fino a 560 ng/L (nanogrammi per litro) che superano di 35 volte la soglia sensoriale, mentre nei vini bianchi Grüner Veltliner il rotundone è presente con concentrazioni fino a 17 volte la soglia di percezione. Il Groppello di Revò è un vitigno a bacca nera, con grappolo compatto, oggi coltivato da pochi appassionati coltivatori in valle di Non. Lo Schioppettino è una varietà nativa dei Colli Orientali del Friuli, utilizzata nella produzione di vini con una fortissima personalità, caratterizzati da fragranze speziate e con uno speciale sentore di pepe bianco. La Vespolina è una varietà di uva rossa autoctona coltivata nelle province di Novara, Varese e Pavia. Utilizzata nella produzione di vini rossi di alta qualità, particolarmente "pepati", e impiegati sia in uvaggi con altre varietà quali Nebbiolo, Bonarda e Croatina per la produzione di vini DOC e DOCG, che da soli per la produzione di vini e con un intenso aroma speziato. Il Grüner Veltliner è considerata la bandiera della viticoltura austriaca, dove rappresenta il 33% dell’intera produzione viticola. E’ coltivata anche in Europa Centrale e nel Nord Italia, in Val d’Isarco, omplessivamente su circa 24.500 ettari e le sue uve sono impiegate per produrre rinomati vini bianchi secchi, fruttati e speziati con sentore di pepe.

Fonte: viniesapori.net


Brunello di Montalcino 2006 Camicia Rossa - 14.02.2011
A centocinquant’anni dall’Unità d’Italia Donatella Cinelli Colombini onora la memoria del suoi antenati con l’edizione limitata del Brunello Camicia Rossa. Per Donatella Cinelli Colombini i centocinquant’anni dall’unità d’Italia sono l’occasione per onorare gli antenati che maggiormente hanno partecipato alle lotte d’indipendenza: Angelo e Guelfo Guelfi. A loro è dedicata una piccola selezione di 1000 esemplari di un grandissimo Brunello di Montalcino 2006, vendemmia cinque stelle. L’etichetta disegnata dal pittore Alessandro Grazi, è la camicia rossa del generale Garibaldi che sembra avvolgersi a coprire interamente la bottiglia. La scritta in verticale, con il nome del vino, è conclusa in alto da una coccarda tricolore con al centro una colomba bianca simbolo di pace e della cantina Casato Prime Donne di Montalcino in cui è stato prodotto il Brunello. Dietro è riportata la dedica di Donatella Cinelli Colombini "La camicia rossa, vestita da Garibaldi e dai suoi soldati, è oggi indossata dal mio meraviglioso Brunello 2006 che vi invito a bere ricordando la generosità e il coraggio di chi, come i miei antenati, ha reso libera e unita l’Italia". Il Brunello "Camiciarossa" è in vendita nelle cantine del Casato Prime Donne a Montalcino e della Fattoria del Colle a Trequanda, nel negozio "Toscanalovers" Via delle Terme 33 a Siena.
Note di Storia
Angelo Guelfi e gli altri patrioti maremmani si trovarono davanti Giuseppe Garibaldi in modo inaspettato e improvviso alla fine dell’agosto 1849. La moglie del generale, Anita , era morta pochi giorni prima nelle paludi di Comacchio. Il generale e il capitano Leggero avevano attraversato l’Appennino a piedi braccati dall’esercito austriaco. Erano sfiniti, soli, senza mezzi né guida. Angelo Guelfi e i suoi amici patrioti toscani nascosero Garibaldi nelle loro case tenendo segreta la presenza del Generale persino ai loro familiari. Fu così che l’impresa ebbe successo e, benché la polizia granducale tenesse d’occhio i patrioti e soprattutto il Guelfi per le sue simpatie liberali, il 2 settembre, Garibaldi prese il mare a Cala Martina e qualche giorno dopo giunse sano e salvo nella terra amica di Liguria. Angelo Guelfi aveva un figlio di 12 anni di nome Guelfo al quale, molto tempo dopo e in gran segreto, raccontò del suo incontro con Garibaldi. Il giovane ereditò il patriottismo del padre e, in occasione della seconda guerra di indipendenza, si arruolò volontario nei Cacciatori delle Alpi. Sotto il comando di Garibaldi combatté a Bezzecca. Aveva una lettera del padre diretta al Generale e Garibaldi lo ricevette immediatamente presentandolo ai figli con parole di gratitudine affettuosa. Molto più tardi, nel 1889, Guelfo Guelfi raccontò la fuga di Garibaldi attraverso la Toscana in un opuscolo intitolato Dal molino di Cerbaia a Cala Martina, che servì a finanziare il monumento eretto per ricordare i 21 patrioti toscani che aiutarono il Generale.

Fonte: sabaudiain.it



Anteprima Vino nobile: una festa per tutta Montepulciano - 11.02.2011
Al via il 13 febbraio con il ritorno in Fortezza il grande appuntamento con il Vino nobile. Vetrine a tema, ristoranti con i "Menu dell’anteprima". Tre mostre all’interno della Fortezza che dopo tre anni torna ad ospitare la manifestazione e ad essere una vetrina rinascimentale. E’ ormai tutto pronto a Montepulciano per il grande appuntamento con l’Anteprima del vino nobile che a partire domenica 13 febbraio e per tutta la giornata di lunedì 14 aprirà le porte della Fortezza ad oltre mille operatori del settore (ristoratori, enotecari e buyers), provenienti da tutta Italia e dall’estero per conoscere le nuove annate in commercio, il Nobile 2008 (annata a quattro stelle) e la Riserva 2007. Il programma della prima giornata dell’Anteprima si aprirà alle 10.30 ed andrà avanti fino alle 18.30 di domenica; stesso orario per la giornata di lunedì 14 febbraio. Dopo una breve pausa, il programma della grande kermesse vinicola riprenderà mercoledì sera con l’arrivo della carovana dei giornalisti, impegnati nelle serie delle degustazioni delle principali denominazioni toscane. Per quanto riguarda il Nobile, gli inviati vedranno sfilare i primi calici nella giornata di giovedì 17 febbraio a partire dalle ore 10.00, sempre in Fortezza. Sarà in quella occasione che Federico Carletti, presidente del Consorzio del vino nobile, proclamerà la valutazione dell’annata 2010, espressa in stelle (max 5). Tante le novità di questa nuova edizione di uno degli appuntamenti più importanti legati al Vino nobile. Tra queste, quella più evidente, il ritorno dopo tre anni di restauro in Fortezza. Un restauro che ha visto proprio i produttori di Vino nobile, attraverso il Consorzio, rendersi protagonisti con un cospicuo finanziamento dei lavori. Tre mostre inoltre all’interno dell’edificio faranno da sfondo alle degustazioni. A partire da una mostra delle fotografie che hanno partecipato al concorso "Nettare divino" promosso dal Consorzio in collaborazione con il Photoclub Poliziano e la Strada del Vino nobile. Un’altra mostra di pittura dell’artista Elisabetta Rogai e delle sue opere su tela realizzate usando il vino al posto del colore. E inoltre una anteprima della mostra "Il Grifo. Il Fumetto è arte", promossa da Editori del Grifo e curata da Vincenzo Mollica con tavole di prestigio come quelle di Federico Fellini, Guido Crepax, Milo Manara e Hugo Pratt. Le sagome di "Chianina" dipinte dagli artisti degli Amici della Chianina saranno in mostra all’esterno della Fortezza. L’Anteprima sarà tuttavia un’occasione per tutti gli appassionati provenienti da ogni angolo d’Italia per scoprire Montepulciano e le sue eccellenze enogastronomiche. Una vera e propria festa con numerose iniziative collaterali, a partire dal concorso ormai tradizionale delle “"Belle vetrine": allestite a tema con le bottiglie di Vino nobile e Rosso di Montepulciano fornite dalle aziende produttrici, le vetrine dei negozi saranno oggetto di una valutazione e quella giudicata più bella sarà premiata lunedì alle 12.00 insieme al migliore scatto del concorso fotografico, durante la seconda giornata di Anteprima per gli operatori. Il concorso, promosso dal Consorzio del Vino nobile di Montepulciano con la collaborazione del Centro commerciale naturale, Confcommercio e Confesercenti e Strada del Vino nobile, riscuote ogni anno grande partecipazione. Anche i ristoratori proporranno menu legati all’Anteprima abbinati alla degustazione gratuita di un calice di Nobile 2008, offerto dai produttori.

Fonte: aiol.it



E’ il Barolo il Vino-Simbolo dell’Unità, seguito dal Chianti - 10.02.2011
Il Barolo, vino simbolo del Piemonte e pietra miliare dell’enologia tricolore, fu compreso nel suo vero potenziale da Cavour, che, dopo i Marchesi Falletti, contribui’ a dar fama al "vino del re" (Carlo Alberto al quale la Marchesa Giulia fece arrivare oltre 300 botti, una per ogni giorno dell’anno, direttamente a corte a Torino dalla sue tenute, come vuole un aneddoto riportato dalla Marchesi di Barolo, una delle storiche cantine del Piemonte). Il Chianti Classico, inventato da Bettino Ricasoli che lo definiva il Chianti "sublime" e che considerava il vino come prodotto simbolo per l’export di un Paese, capace dunque di rappresentare la storia e la cultura di tutto un popolo. Una visione di lunga portata, quella di Ricasoli che, proprio oggi, sembra trovare la sua piena conferma. Ed infine, il Marsala, il primo vino italiano da esportazione, capace di concorrere con i blasonati vini liquorosi portoghesi e spagnoli, che la facevano da padroni specialmente nel ricco mercato inglese. Ma tra gli enoappassionati c’e’ anche chi tra i vini-simbolo dell’Unita’ d’Italia indica il Brunello di Montalcino Biondi Santi, uno dei vini made in Italy piu’ conosciuti al mondo, il cui inventore, Ferruccio Biondi Santi (nonno di Franco Biondi Santi, oggi alla guida della Tenuta Il Greppo) fu un fervente garibaldino. E chi segnala, invece, la famiglia Florio, marchio storico del Marsala fin dalla sua nascita, sostenitrice dell’impresa dei Mille e dell’unificazione dell’Italia, convinta che tale scelta avrebbe consentito lo sviluppo economico della Sicilia (Vincenzo Florio fu senatore del Regno d’Italia nel 1861). E seppur mai un sondaggio e’ stato cosi’ chiaro nelle risposte c’e’ anche chi indica i tanti vini dell’Italia dei campanili, la cui identita’ e’ legata alla storia e alle tradizioni di territori ben precisi. Anche per questo, molti enonauti sottolineano il valore dell’iniziativa di Vinitaly, la "Bottiglia dell’Unita’ d’Italia" (due blend, il "Vino bianco d’Italia" e il "Vino rosso d’Italia", con 40 vitigni autoctoni italiani, 20 bianchi e 20 rossi, ognuno proveniente da una delle 20 regioni del Belpaese), pensata per celebrare i 150 anni della storica ricorrenza, un’idea del presidente di Veronafiere, Ettore Riello, lanciata nel Vinitaly 2010 a Verona per la storica visita del Presidente della Repubblica Italiana, Giorgio Napolitano, e subito accolta dal Quirinale con grande entusiasmo ed inserita tra gli eventi maggiormente significativi per il 2011, anno delle celebrazioni, come uniche bottiglie autorizzate a celebrare la ricorrenza nazionale dalla Presidenza della Repubblica.

Fonte: agi.it